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In questo numero: - Micoplasmi, subdoli agenti patogeni - Il rapporto di coppia può migliorare - Libertà di scelta!!
MICOPLASMI - SUBDOLI AGENTI PATOGENI

I micoplasmi sono una particolare e unica specie di batteri, il più piccolo organismo libero vivente conosciuto sulla Terra. Una delle principali differenze tra i micoplasmi e gli altri batteri consiste nel fatto che, mentre questi ultimi hanno una solida struttura della parete cellulare e possono crescere nel più semplice mezzo di coltura, i micoplasmi invece non hanno una parete cellulare e, come una minuscola medusa con una membrana flessibile, possono assumere diverse forme che li rendono difficili da identificare. I micoplasmi possono anche essere difficili da coltivare in laboratorio e spesso per questa ragione possono non essere riconosciuti come causa patogena di malattie.

La scelta del nome deriva dal fatto che i micoplasmi hanno una struttura simile al fungo (la micologia è lo studio dei funghi, quindi"mico") ed ha una struttura simile a plasma fluido senza parete cellulare, quindi "plasma". La prima specie fu isolata da un bovino con artrite e pleuro-polmonite nel 1898 al Pasteur Institute. La prima specie umana fu isolata nel 1932. Il primo collegamento fra micoplasmi e malattie reumatiche fu fatto nel 1939 dai dr. Swift e Brown. Purtroppo lo studio dei micoplasmi non è stato compreso nei
programmi delle scuole mediche fino alla fine degli anni '50 quando una specie fu identificata e provata essere la causa di polmonite atipica e denominata Mycoplasma pneumonia. L' associazione fra immunodeficienza e le malattie autoimmuni con i micoplasmi fu registrata per la prima volta negli anni '70 in pazienti con ipogammaglobulinemia primaria (una malattia autoimmune) e con infezioni da quattro specie di micoplasma localizzate nei tessuti articolari. Da quella volta sono stati fatti significativi progressi tecnologici assieme a nuovi metodi di analisi per identificare e registrare la presenza di micoplasmi negli esseri umani, negli animali e persino nelle piante.

Mentre il mycoplasma pneumonia non è sicuramente l'unica specie che causa malattie negli esseri umani è un buon esempio di come questa specie di patogeno possa muoversi liberamente fuori dal proprio ambiente e diffondersi anche in altre parti del corpo provocando altre malattie. Comunque, anche il solo permanere nell'apparato respiratorio da parte di questo tipo di micoplasma rimane un'importante causa di altre serie patologie oltre la polmonite, quali tracheobronchiti, faringiti e asma. Quando questo patogeno si sposta anche in altre parti del corpo, viene associato a diverse forme di manifestazioni non polmonari quali patologie a carico del sistema nervoso centrale, fegato, pancreas, sangue, pelle e articolazioni. Già nel 1983, i medici della Yale University osservarono:

"Durante gli ultimi 20 anni è aumentato il numero di casi di sintomi extrapolmonari durante la malattia causata dal Mycoplasma pneumoniae. I dati clinici ed epidemiologici indicano che anche disturbi a pelle e mucose, al sistema nervoso centrale, al cuore e forse ad altri organi, sono manifestazioni abbastanza frequenti dovute al Mycoplasma pneumoniae."

Questa unica specie di agente patogeno è stata scoperta nel tratto urogenitale di pazienti con malattia infiammatoria pelvica, uretiti e altri disturbi delle vie urinarie. E' stato scoperto nel tessuto e fluido cardiaco di pazienti con cardite, pericardite, tachicardia, anemia, anemia emolitica e altre malattie coronariche. E' stato trovato nel fluido cerebrospinale di pazienti con meningite ed encefalite, morbo di Alzheimer, SLA e altre infezioni, malattie e disturbi del sistema nervoso centrale. E' stato regolarmente trovato
nel midollo osseo di bambini con leucemia. E' sorprendente che un singolo minuscolo batterio possa causare cosÏ tante e apparentemente diverse malattie negli esseri umani ma, come tutte le specie di micoplasmi, la malattia è relativa a dove il micoplasma si trova nel corpo e quali cellule abbia attaccato o invaso.
Ad oggi sono state registrate oltre 100 specie documentate di micoplasma che hanno provocato varie malattie negli esseri umani, negli animali e nelle piante. Anche il mycoplasma pneumoniae e altre sette specie di micoplasma sono state riconnosciute come causa diretta o importanti co-fattori di molte malattie croniche incluse artrite reumatoide, morbo di Alzheimer, sclerosi multipla, fibromialgia, fatica cronica, diabete, morbo di Crohn, SLA (sclerosi laterale amiotrofica), uretite non gonococcica, asma, lupus, sterilità, AIDS, alcuni tipi di cancro e leucemia, giusto per nominarne alcune. Nel 1997, il National Center for Infectious Diseases, il Centers for Disease Control and Prevention's, Emerging infectious Diseases, ha pubblicato l'articolo a cura dei dr. Baseman e Tully : Mycoplasmas: Sophisticated, Reemerging, and Burneded by Theyr Notoriety, nel quale si afferma:

"...Ciononostante , i micoplasmi da soli possono provocare malattie croniche e acute in diverse parti dell'organismo con un ampio numero di complicazioni e sono stati coinvolti come co-fattori della malattia. Recentemente i micoplasmi sono stati indicati come
co-fattori della patogenesi dell'AIDS, alle trasformazioni maligne e all'aberrazione cromosomica, alla sindrome della Guerra del Golfo e altre malattie complesse e inspiegabili, compresa la sindrome da fatica cronica, il morbo di Crohn e vari tipi di artrite."

I micoplasmi, diversamente dai virus, possono crescere nei liquidi (fluidi) tissutali (sangue, fluidi di articolazioni, cuore, del torace e spinali) e all'interno di qualsiasi tessuto vivente senza distruggere le cellule, come fanno la maggior parte dei normali virus e batteri. I micoplasmi si trovano frequentemente nel tratto orale o genito-urinario di persone normalmente sane e infettano le donne quattro volte pi spesso degli uomini, che è anche lo stesso tasso di incidenza di malattie quali artrite reumatoide, fibromialgia,
sindrome da fatica cronica e altre.

I micoplasmi sono di natura parassita e possono attaccarsi a cellule specifiche senza distruggerle; in questo modo il loro processo infettivo riesce a svilupparsi senza essere individuato. In alcune persone l'attacco dei micoplasmi alle cellule ospite agisce come un
aculeo vivente, una continua presenza di una sostanza estranea che provoca l'azione combattente del meccanismo immunitario. Questo tipo di infiammazione allergica spesso risulta in tessuti infiammati, gonfi e doloranti, come nel caso dell'artrite reumatoide, fibromialgia e molte altre malattie autoimmuni come anche il lupus e la sclerosi multipla. I questi casi il sistema immunitario inizia ad attaccare i propri tessuti e/o le cellule apparentemente sane. Alcunespecie di micoplasma hanno anche l'unica capacità di sfuggire completamente agli attacchi del sistema immunitario. Una volta che questi si attaccano ad una cellula ospite, il loro plasma e lo strato proteinico possono apparire come la parete della cellula ospite e quindi il sistema immunitario non riesce a riconoscere i micoplasmi dalle cellule del proprio corpo .

I micoplasmi sono in natura parassiti anche perchè fanno affidamento sui nutrienti che trovano nelle cellule ospite, incluso il colesterolo, gli amminoacidi, gli acidi grassi e persino il DNA. Essi prosperano specialmente in ambienti ricchi di colesterolo e di arginina.

I micoplasmi generalmente si possono trovare nella membrana mucosa dell'apparato respiratorio. Una volta attaccati ad una cellula ospite, questi iniziano a competere per i nutrienti all'interno della cellula. Come i nutrienti vengono consumati queste cellule possono iniziare il loro malfunzionamento o addirittura modificare il loro normale funzionamento, provocando reazioni a catena con altre cellule (specialmente quelle del sistema immunitario ed endocrino). I micoplasmi possono addrittura causare mutazioni del DNA e del RNA delle cellule ospite e per questa ragione sono stati collegati a certe forme di cancro. Possono anche invadere e sopravvivere all'interno delle cellule ospite che sfuggono al sistema immunitario, in particolare i globuli bianchi. Una volta all' interno di un globulo bianco, i micoplasmi possono viaggiare attraverso tutto l'organismo e persino attraversare la barriera ematoencefalica e dentro il sistema nervoso centrale e il fluido spinale.

Approfondimenti e terapie li trovi nel sito (RINNOVATO):
http://www.naturmedica.com

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IL RAPPORTO DI COPPIA PUO' MIGLIORARE

Continua la pubblicazione di articoli sul tema "Psicologia del Benessere" a cura del dott. Luigi Mastronardi a cui va il nostro ringraziamento per la chiarezza dei suoi scritti e la gentile disponibilità.


Uno dei problemi delle coppie in crisi è la ferma convinzione che le cose non possano migliorare. Questa convinzione porta con sè una sensazione di impotenza e impedisce di mettere in atto delle strategie di cambiamento volte a ritrovare il benessere nella coppia.
E' stato invece osservato che basta che uno solo dei due cominci ad effettuare qualche cambiamento in meglio perchè il rapporto ne tragga giovamento; inoltre, il cambiamento di uno dei due partner provoca dei cambiamenti anche nell'altro.
Certo non è facile iniziare il cambiamento. Quello che può succedere quando si prende in considerazione l'idea di cambiare è che ci troviamo di fronte ad atteggiamenti mentali o opinioni radicate che indeboliscono la motivazione. Raramente queste opinioni risultano
valide. Vediamo, quindi, quali sono le più frequenti e quale può essere il modo per affrontarle:
  • "Il mio partner è incapace di cambiare". Questa asserzione è praticamente sempre sbagliata. Non esistono persone incapaci di cambiare. Il nostro sistema nervoso centrale è organizzato in maniera tale da spingerci all'apprendimento di modi di vedere e strategie sempre nuovi e migliori. I nuovi schemi di pensiero o modelli di comportamento che aumentano il piacere e diminuiscono la sofferenza sono destinati a soppiantare quelli vecchi. Quindi, se nell'ambito del rapporto di coppia si riescono a sperimentare modi di vedersi e di comportarsi più soddisfacenti dei precedenti, ci ritroveremo quasi automaticamente ad utilizzare queste nuove modalità che ci arrecano
  • maggior piacere.
  • "Non c'è nulla che possa modificare il nostro rapporto". Questa è un'affermazione forte e, come tutte le affermazioni che contengono termini tipo 'tutto' o 'nulla' va verificata. Cominciamo con il mettere a fuoco quali sono i problemi specifici del nostro rapporto. Creiamo un elenco di questi problemi ponendoli in ordine di difficoltà crescente. Cominciamo quindi da quello che ci sembra più facile da affrontare, sforziamoci consapevolmente di applicare delle strategie mirate alla risoluzione del problema e osserviamo i risultati. Di solito se si è motivati e si comincia con un problema di facile soluzione i risultati sono positivi. E questo può indurre un pizzico di ottimismo in noi e nel nostro partner, motivarci ad andare avanti e affrontare problemi sempre più complessi.
  • "Le cose non faranno che peggiorare". Il timore di essere nuovamente feriti, può renderci pessimisti e riluttanti a coinvolgerci di nuovo nella relazione ("Se le mie speranze si ridestassero, finirei con il soffrire ancora", " Meglio non aspettarsi più niente"). Questo atteggiamento di ritiro è senz'altro comprensibile, ma non è indispensabile. Esistono sempre delle ragioni per cui vale la pena di lasciarsi nuovamente coinvolgere. Anche solo per un momento, allontaniamo da noi la cappa di pessimismo e di timore e volgiamo l'attenzione a queste ragioni: cerchiamo di prestare attenzione agli aspetti positivi del nostro rapporto. Ci renderemo conto che sono più di quanto immaginiamo, anche se col tempo abbiamo finito col darli per scontati e non notarli più.
  • "Se abbiamo bisogno di occuparci del nostro rapporto c'è qualcosa che non va". Innamorarsi è facile, ma per sviluppare e consolidare un rapporto occorrono riflessione e impegno. Due partner iniziano la vita in comune con modi di vivere, abitudini e atteggiamenti che possono essere molto diversi. E' necessario impegnarsi per sviluppare
  • capacità di adattamento reciproco, per imparare a comporre le divergenze e trovare l'armonia nel rapporto.
  • "Ormai il danno è troppo grande". Questa affermazione va valutata realisticamente. Fino a quando non avremo tentato qualche rimedio essenziale, non possiamo avere la certezza che il nostro rapporto sia arrivato ad un punto di rottura irreparabile.

Una volta riconosciute e affrontate queste opinioni disfattiste vediamo cosa possiamo concretamente fare per migliorare il nostro rapporto di coppia:

  1. Consideriamo gli aspetti piacevoli del rapporto. Quando una coppia attraversa un periodo difficile entrambi i partner sembrano provare una sorta di 'amnesia' rispetto a ciò che ciascuno ama nell'altro. I pregiudizi negativi ci possono impedire di vedere ciò che nella coppia sta funzionando bene e ciò che apprezziamo nel partner. Mark Kane Goldstein, psicologo dell'Università della Forida ha ideato un metodo semplice ma molto efficace per aiutare le coppie in crisi a concentrarsi di nuovo sugli aspetti positivi del rapporto. Chiede ad entrambi i coniugi di registrare graficamente, su una carta millimetrata, tutte le azioni piacevoli del partner, attribuendo loro un punteggio da 1 a 10 a seconda della soddisfazione che hanno provocato. Goldstein ha notato un miglioramento del rapporto nel 70% delle coppie che avevamo usato tale metodo. Un altro metodo consiste nell'invitare entrambi i partner (o anche uno solo dei due) ad attaccare degli adesivi in posti non visibili degli abiti dell'altro e staccarne uno ogni volta che il partner fa un gesto cortese nei propri confronti. Di solito alla fine della giornata sono stati staccati tutti.
  2. Cerchiamo di intuire i bisogni reciproci e di soddisfarli. E' incredibile quanto un rapporto possa migliorare con questo accorgimento. Si instaura una sorta di circolo "virtuoso", per cui il partner che nota il comportamento dell'altro volto a dargli piacere a sua volta si sente più bendisposto nei suoi confronti e si sforza di intuire e fare ciò che può dargli piacere o sollievo.
  3. Forniamo informazioni precise per guidare la condotta dell'altro. Cerchiamo di far capire al nostro partner cosa desideriamo quando usiamo termini astratti quali gentilezza, comprensione, amore etc. Se gli forniamo informazioni più precise possiamo guidare la sua condotta. Tali informazioni vanno fornite nel modo più franco e diretto, senza sarcasmi, accuse o insinuazioni. Può darsi che per 'gentilezza' intendiamo che si offra di fare delle telefonate per noi, ma non è detto che il partner debba per forza saperlo. Non dimentichiamo, infine, di 'ricompensare' in qualche modo ogni comportamento corretto dell'altro (con un cenno di apprezzamento, o un bacio, ad es.); in questo modo aumenteremo la probabilità che tale comportamento si ripeta.
  4. Manifestiamo affetto, sollecitudine, calore. Non diamo niente per scontato. Facciamo sentire al pater che ciò che facciamo per lui non è un "dovere", bensÏ è frutto dell'impegno e del sentimento.
  5. Accettiamo il nostro partner. Il che non significa diventare "ciechi" rispetto ai difetti dell'altro, quanto pensare che si può lavorare insieme per migliorare. L'ergersi a giudice del nostro compagno non ha altro effetto che farlo mettere sulla difensiva, rendergli difficile il lasciarsi andare e fidarsi di noi.
  6. Siamo sensibili ed empatici. L'attenzione e la partecipazione empatica ai timori e alle difficoltà del partner è essenziale per ridurre sofferenze inutili. Se la sensibilità non è una nostra dote naturale possiamo coltivarla. Se ci sembra che il nostro partner reagisca in maniera eccessiva a determinati nostri comportamenti, anzichè criticarlo e mantenerci sulla difensiva, cerchiamo di fermarci a considerare quale potrebbe essere il problema sotteso al suo atteggiamento. Proviamo ad esaminare con molto tatto, insieme a lui, quali potrebbero essere i suoi timori o le sue preoccupazioni segrete. Resistiamo alla tentazione di attribuire ogni sua reazione esagerata a qualche sgradevole tratto del carattere e cerchiamo di vederla come il segnale di una vulnerabilita' nascosta.
  7. Usiamo comprensione. Cerchiamo di vedere le cose con gli occhi del partner, non solo con i nostri. Mettiamoci nei panni dell'altro.
  8. Coltiviamo l'intimità. Coltivare l'intimità significa tante cose: rivelarsi i segreti più riposti, che non si rivelerebbero ad altri; fare insieme le piccole cose di ogni giorno; ritagliare spazio e tempo per i rapporti sessuali.
  9. Offriamo sostegno. Diamo al nostro partner un senso di sicurezza, facendogli capire che può fare affidamento su di noi nei momenti difficili.

Se pensiamo che il nostro rapporto sia in crisi, non perdiamo tempo ad incolparci a vicenda. Non importa stabilire chi abbia torto o ragione, ma mettere in atto nuove strategie atte a consolidare il rapporto. Non è necessario che entrambi i partner si muovano contemporaneamente. Basta che uno dei due prenda l'iniziativa di ridare vigore al rapporto o di arrestarne il deterioramento prima che sia troppo tardi. Se si è imboccata la direzione giusta probabilmente si muoverà anche l'altro partner. Ci si potrà accorgere che, anche senza la sua partecipazione attiva, i propri cambiamenti avranno su di lui un effetto positivo. Inoltre, quasi sempre uno dei due è più preparato, più pronto ad iniziare il cambiamento, perchè ha più strumenti, è più motivato o anche semplicemente perchè soffre di più. Naturalmente può capitare che uno dei due partner o entrambi presentino dei tratti di personalità tali da rendere davvero ardua la convivenza. Ma di questo potremo renderci conto solo dopo esserci sforzati davvero di migliorare le cose. E anche in questo caso, non diamoci per vinti. Se siamo davvero motivati, con l'aiuto di un professionista e il nostro impegno potremo farcela.

Dott. Luigi Mastronardi

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Continua l'iniziativa " TERAPIE NATURALI, DOVE? ". Stiamo cercando di costruire un database che sarà a disposizione degli abbonati che chiedono di conoscere se nella propria zona di residenza ci siano medici, centri od operatori sanitari orientati alla medicina naturale. Il nostro obiettivo è quello di creare un database dove inserire gli operatori suddivisi per provincia o regione e per specializzazione: omeopatia, chiropratica, pranoterapia, agopuntura, riflessologia, ecc. oppure per patologie trattate. Il vostro contributo quindi è determinante per poter fornire, a chi ne ha bisogno, la possibilità di una scelta il più possibile compatibile con le proprie esigenze. Chiediamo a chi è interessato ad essere inserito negli elenchi di farci sapere nome cognome, indirizzo, telefono e specializzazione. Chiediamo anche il contributo degli abbonati che possono proporre al proprio naturopata che forse non ci conosce ma che potrebbe essere interessato all'inserimento nel nostro database.
Giustamente è stato fatto notare che i medici non possono farsi pubblicità o descrivere la propria attività se non con la sola specializzazione.
Riteniamo che la forma scelta può non essere considerata pubblicità in quanto il database non sarà visibile liberamente su internet, sarà ad esclusivo uso dei lettori di Naturmedica, che potranno richiederci il nominativo di un operatore di zona, oppure se le richieste saranno in numero troppo elevato da gestire, ci potrà eventualmente essere un accesso protetto tramite password.
Grazie.
Potete inviare i dati cliccando il seguente link:

mailto:naturm@naturmedica.com

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LIBERTA' DI SCELTA!!

La direttiva Europea sugli integratori alimentari potrebbe venire definitivamente approvata entro la fine di settembre 2003. I primi effetti dell'"armonizzazione" mondiale in materia di integratori alimentari e prodotti naturali per la salute si sono visti in Australia dove la locale TGA ha fatto togliere dal commercio 1600 prodotti naturali senza che su di questi sia stata verificata alcuna nocività o contaminazione. Anche il governo Canadese ha emesso nuove regole dal 18 giugno in linea con quelle australiane che di fatto anticipano ciò che succederà in Europa. A meno che....

FIRMA LA PETIZIONE CONTRO LA DIRETTIVA.
LA LEVA DI ARCHIMEDE
http://wwww.laleva.cc

PER AIUTARE LA BATTAGLIA LEGALE CONTRO LA DIRETTIVA E PER ALTRE INFO,
O PER FARE UNA DONAZIONE DAL SITO (in inglese):
http://www.alliance-natural-health.org


Da www.laleva.cc:

IL BUSINESS FARMACEUTICO DELLA MALATTIA


L'appello presentato al Tribunale Criminale Internazionale (ICC - International Criminal Court) presso L'Aia il 14 giugno del 2003 dal Dr. M. Rath

http://www.laleva.cc/The_Hague/it/indexrath.html

I metodi per curare e prevenire le piu' diffuse e gravi malattie sono oggi disponibili ma esistono realta' che contrastano - grazie ai media e alla politica - questi metodi per poter portare avanti i loro mercati azionari. I metodi naturali e non brevettabili, oltre a non
costituire una fonte di guadagno, troncherebbero il rapporto con il cliente, risolvendo i suoi disturbi: ecco il perche' dei medicinali chimici e brevettati mirati alla sola cura di un sintomo e con disastrosi, anche fatali, effetti collaterali. Ecco il perche' di anni e anni di raccolte fondi per ricerche fantasma che non hanno mai trovato una soluzione. I farmaci sono tra il 4° e il 5° motivo di morte al mondo.

Un crimine contro l'umanita' realizzato anche tramite la recente guerra in Iraq: sono stati i finanziamenti dalle multinazionali del petrolio e della chimica-farmaceutica che hanno portato all'elezione politica di George W. Bush e Tony Blair, i rispettivi capi dei due principali paesi produttori di medicinali farmaceutici. Solo in un periodo di guerra e di terrore - Shock and awe - possono essere accettate le leggi restrittive e "protettive" che oggi vengono emanate globalmente, come per esempio la Direttiva Europea http://www.laleva.cc/petizione/italiano/intro_it.html che vuole, di fatto, vietare il libero accesso a vitamine e minerali.



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