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In questo numero: - Il cioccolato, una protezione per il cuore. - I vostri messaggi. - Prodotti antibatterici, a chi sono utili?
Il cioccolato, una protezione per il cuore.

Alcuni studiosi hanno scoperto che il cioccolato contiene un composto chimico che protegge contro le malattie cardiache. La sostanza è la procianidina, appartenente al gruppo dei composti polifenolici.

Questi composti sono estesamente contenuti nella frutta e nelle verdure e sono noti per proteggere dalle malattie cardiache coronariche.
I ricercatori della Università di Davis in California, hanno inserito il cioccolato nell'alimentazione di un gruppo di volontari per verificare la teoria che le procianidine possono aiutare a mantenere in salute l'apparato cardiovascolare.

Dieci volontari sani sono stati alimentati con cioccolato contenente alti e bassi contenuti di procianidina in periodi diversi. I ricercatori hanno trovato che dopo due ore le concentrazioni di procianidina nel plasma erano aumentate di 20 volte nei volontari che avevano consumato cioccolato con alti livelli del metabolita.

Queste persone inoltre hanno contemporaneamente registrato una significativa riduzione del livello di leucotriene, una sostanza che favorisce l'aggregazione delle piastrine, favorendo il rischio di trombi. Gli stessi risultati sono stati ottenuti in laboratorio esponendo alle procianidine alcune cellule della maggiore arteria, l'aorta.

Gli autori dello studio hanno indicato che un consumo frequente di procianidine può aiutare a prevenire i problemi cardiaci. Le procianidine sono contenute in pochi dei cibi più comuni e il loro contenuto nelle diverse marche commerciali di cioccolato è molto variabile.

Le future ricerche determineranno se le procianidine degli altri alimenti hanno la stessa efficacia di quelle presenti nel cioccolato.

La ricerca è stata pubblicata sul American Journal of Clinical Nutrition.


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AVVERTENZA . Causa la rottura di un disco rigido nuovo installato da poco e la nostra cattiva abitudine di non fare il back-up giornaliero dei dati, sono state perdute dalla memoria tutte le email pervenuteci dal 10 al 31 maggio. Quindi preghiamo di inviarci nuovamente i messaggi chi in quel periodo ci ha contattato per consigli forniti o richiesti, per proporci l'inserimento nel database "TERAPIE NATURALI, DOVE?" oppure non ha ricevuto conferme via email per ordini eseguiti negli ultimi giorni di maggio. Grazie.

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Chiediamo sempre la vostra collaborazione per consigli, suggerimenti o interi articoli per i nostri amici che cercano un aiuto o un' informazione qualificata.

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Vorrei sapere quali rimedi naturali si possono usare per alzare la pressione
bassa.Grazie

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Vi scrivo perchè ho un problema che vorrei risolvere senza ricorrere al bisturi.
Sono un uomo di 48 anni e da circa 32 porto sulla mia testa un nodulo di grasso (?), localizzato sulla nuca, lato sinistro.
In tutti questi anni l'accrescimento è stato minimo, tanto che oggi le dimensioni sono come quelle di un arachide (solo la parte interna, non con la buccia).
Da qualche giorno, forse perchè ho ripreso l'attività sportiva di corsa campestre, il nodulino mi dà fastidio, nel senso che, alla pressione, risponde con un dolore come se la parte avesse ricevuto un colpo.
Il dolore non è acuto, anzi, si potrebbe parlare solo di un lieve fastidio, ma tanto basta a farmi toccare spesso "l'ospite", peggiorando la situazione.
Siccome anni fà il mio cane aveva lo stesso problema, localizzato tra le scapole, problema che si è risolto dopo 20 giorni di sole e acqua di mare in Corsica, con la fuoriuscita di tutto il contenuto, chiedo se c'è qualche rimedio naturale per far sì che il contenuto venga drenato all'esterno, senza dover incidere chirurgicamente.
Ho letto sul numero 29 dell'olio di ricino: sarebbe indicato nel mio caso ?
Giuliano

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Forse è una Notizia che interesserà a pochi, ma il fatto che *Manchi una Normativa* a livello Nazionale che ci tuteli credo che interessi tutti. Cosa si puo' fare ? Grazie per le risposte, saluti a tutti Mario.


Allarme per i tre laghi bresciani
Nel nostro pesce c'è il veleno Pcb

Minimizza, come al solito, l'Asl di Brescia. Ma la vicenda del Pcb contenuto nei pesci del lago d'Iseo (anticipata da quiBrescia una settimana fa) si sta allargando e, stando alle dichiarazioni che arrivano dall'Azienda sanitaria, coinvolge anche gli altri laghi della nostra provincia. Il Pcb, policlorobifenile, viene usato nell'industria per fabbricare vernici, diluenti, materie plastiche ed è presente in moltissimi dei prodotti che circolano nelle nostre case. Alla lunga i suoi effetti sull'organismo sono paragonabili a quelli della diossina. Ha una caratteristica: non si distrugge, ma si accumula con gli anni provocando notevoli danni soprattutto al fegato. La sua diffusione capillare lo porta a finire nelle acque dei fiumi e dei torrenti e da qui nei laghi, dove tende a depositarsi sul fondo, contaminando le piante acquatiche. Entra quindi nell'ecosistema: parte dai pesci che si nutrono di vegetali e da questi, a loro volta cibo per i predatori, passa ai pesci più grossi e infine all'uomo. Sono stati analizzati pesci contaminati da Pcb, oltre che sul lago d'Iseo, anche sui laghi di Garda e d'Idro. La sostanza di concentra soprattutto nelle parti grasse e nel fegato: poiché non può essere filtrato ed espulso dall'organismo, il Pcb tende ad accumularsi. Lo si trova quindi prevalentemente nell'adipe sottocutaneo, nel cervello e nelle interiora, mentre il filetto ne contiene una quantità molto limitata. E' stata riscontrata la sua presenza in ogni tipo di pesce: scardole, carpe, tinche, coregoni, e soprattutto nelle anguille, animali ricchi di grasso. Purtroppo - contrariamente a quanto accade con le uova, il latte, la carne o i formaggi - non esiste in Italia una legge che imponga quantitativi massimi di Pcb nel pesce, al di sopra dei quali ne debba essere vietata la vendita e il consumo. Quindi nessuno si muove e l'Asl locale si limita a tranquillizzare dicendo che, per fare danni immediati al fegato dell'uomo (l'organo più sensibile), il Pcb dovrebbe essere in concentrazioni migliaia di volte superiori a quelle presenti nella nostra fauna ittica. Ma è chiaro che il problema non è un'improbabile epatite fulminante da avvelenamento da Pcb, ma il lento accumulo di veleno nel nostro organismo e soprattutto in quello dei bambini.

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Prodotti antibatterici, a chi sono utili?

Sono in continuo aumento i batteri stanno diventando resistenti non solo agli antibiotici, ma anche al grande assortimento di saponi e detergenti antibatterici che hanno invaso il mercato. Ormai quasi la metà dei prodotti per la pulizia delle mani e della persona sono di questo tipo.

Secondo un articolo pubblicato sul New York Times, l'utilizzo di questi prodotti può essere un'ulteriore aggiunta ai problemi collegati alle infezioni batteriche piuttosto che combatterli. Questi prodotti includono saponi, sprays, detersivi per piatti, lozioni, cerotti, spazzolini e dentifrici o addirittura i famosi bastoncini usati dai giapponesi come posate.

Secondo una ricerca eseguita al Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston, l'onnipresenza dei detergenti antibatterici è una questione preoccupante. Il fatto che anche bassi livelli di utilizzo di questi composti che spesso troviamo nei prodotti per la casa, possono selezionare i batteri che alla fine possono diventare resistenti a queste sostanze e probabilmente anche agli antibiotici.

L'ironia è che le peggiori forme di batteri le troviamo negli ospedali, non nelle case. I maggiori problemi nelle abitazioni, inclusi raffreddori, influenza e altre malattie, sono principalmente provocate da virus.

L'entusiasmo per tutto ciò che è antibatterico viene da un malconsigliato desiderio di purezza e pulizia. L'articolo riporta che gli americani non sono soli. Anche in Inghilterra ed in Italia l'ossessione per la distruzione batterica è in vertiginoso aumento. Ma, cita l'articolo, è il Giappone che si distingue per la scelta di prodotti più creativi. Telefoni, penne, impugnature del manubrio delle biciclette, la carta per origami o addiritura i tamburelli per il gioco.

La preoccupazione riguardo i germi deriva da più di un secolo di enfasi accentuata sulla relazione fra la pulizia e la salute. Il lavagggio delle mani, mantenere i cibi puri e tenere separate le persone ammalate da quelle sane sono stati i fondamenti di questo impegno salutistico.

Il movimento antibatterico ha le sue radici nella scienza e nella pubblicità già fin alla fine del 1900. Ma l'ultimo decennio ha visto una rapida crescita della diffusione di questi prodotti, da appena qualche decina nella metà degli anni '90 fino agli oltre 700 che sono commercializzati oggi.

Quindi quale potrebbe essere la migliore strategia per evitare le malattie? Lavarsi semplicemente le mani con acqua e sapone comune. Farlo ogniqualvolta si usa il bagno, prima e dopo i pasti oppure ogni volta che lo si ritiene necessario. La cosa divertente però è che la maggior parte delle persone non lo fanno. Mentre spendono denaro per acquistare prodotti antibatterici, statisticamente solo circa il 50% delle persone si lava le mani dopo il passaggio in una toilette pubblica.

Secondo alcune ricerche, in effetti la semplice azione del lavaggio è quella più importante per rimuovere i batteri dalle mani e non ci sono prove scientifiche che aggiungere ai saponi casalinghi sostanze ritenute antibatteriche, come ad esempio il triclosan, prevenga le infezioni. I detergenti antibatterici sono completamente inutili e causano più danni che benefici. Sarebbe molto più saggio utilizzare saponi naturali, senza composti chimici, che di solito possiamo trovare nei negozi di prodotti biologici ed erboristerie (leggere attentamente le etichette).

Non ci sono ragioni razionali per le persone sane di aver paura di batteri o di altri microbi. Sono sempre stati parte integrante del nostro ecosistema fornendo importanti benefici alla salute degli esseri umani fin dall'inizio dei tempi. Un buon esempio sono gli indispensabili batteri che troviamo nel tratto intestinale, importante anche per il controllo del funzionamento del nostro sistema immunitario.



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