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In questo numero: - Aspartame, un dolce veleno? - I vostri messaggi. - L'olio di oliva può prevenire il cancro al colon.
Aspartame, un dolce veleno?

L'uso dell' aspartame come dolcificante non venne approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) americana prima del 1991. Per più di otto anni l' FDA rifiutò l'approvazione causa varie patologie, inclusi colpi apoplettici e tumori al cervello che questa sostanza provocava negli animali di laboratorio.

Questo rifiuto cessò dopo le forti pressioni dell'allora presidente Reagan. Fu così che il commissario FDA del tempo, il sig. Arthur Hull Hayes, Jr., approvò l'uso dell'apartame nelle bevande gassate. Questo signore poco tempo dopo lasciò l'incarico per assumere una posizione di rilievo nell'ufficio relazioni pubbliche della società che deteneva il brevetto del dolcificante tanto contestato. Una multinazionale che esporta l'aspartame in tutto il mondo.

L'aspartame provoca danni di lungo termine. Sembra che causi lenti e silenti danni in quelle persone abbastanza sfortunate da non aver reazioni immediate e che quindi non hanno una ragione per evitarlo. Ci può volere un anno, oppure 5, o 10 o 40, ma sembra che il suo consumo per un lungo periodo causi danni alla salute sia reversibili che irreversibili.

METANOLO. Conosciuto come alcool di legno (veleno). Possiamo ricordare la triste vicenda del vino al metanolo che causò morte o cecità a molti consumatori. Il metanolo è rilasciato gradualmente nell'intestino quando il gruppo metilico dell'aspartame incontra l'enzima chimotripsina. L'assorbimento di metanolo nel corpo è aumentato in modo considerevole quando viene ingerito metanolo libero. Il metanolo libero è creato dall'aspartame quando viene riscaldato oltre i 30 gradi. Questo può succedere quando i prodotti contenenti aspartame vengono immagazzinati impropriamente oppure riscaldati.
Alle truppe americane che avevano partecipato all'operazione bellica "Desert Storm" furono "somministrate" parecchie bibite dolcificate con aspartame conservate in magazzini con temperature decisamente superiori ai 30° C. Al loro ritorno in patria molti presentavano sintomi simili a quelli che di solito si riscontrano in persone avvelenate da formaldeide.

Nel corpo il metanolo si ossida formando formaldeide e acido formico; entrambi questi metaboliti sono tossici. Il limite raccomandato dall'EPA (Envinromental Protection Agency, agenzia di protezione dell'ambiente, USA) è di 7.4 mg al giorno. Un litro di bibita dolcificata con aspartame contiene circa 56 mg di metanolo. Forti consumatori di questi prodotti, bibite e altro, consumano più di 250 mg di metanolo al giorno, 32 volte il limite dell'EPA. I più conosciuti problemi derivanti da avvelenamento da metanolo riguardano la vista, come pure mal di testa, acufeni, capogiri, nausea, disturbi gastrointestinali, debolezza, vertigini, vuoti di memoria, intorpidimento, neuriti, vista nebbiosa, contrazione del campo visivo, offuscamento, danni alla retina e cecità. La formaldeide è conosciuta come agente cancerogeno, causa danni alla retina, interferisce con la riproduzione del DNA e produce difetti di nascita. Un accertamento dell'EPA dichiara che la formaldeide "viene considerata un veleno ad accumulo, dovuto al basso rapporto di escrezione quando viene assorbito".

E' stato fatto notare che anche alcuni succhi di frutta e bevande alcoliche contengono piccole quantità di metanolo. In questi casi però il metanolo non si trova mai da solo, ma è presente in grandi quantità anche l'etanolo che è considerato l'antidoto alla tossicità da metanolo per gli esseri umani.

In un atto del 1993 che può solo essere definito come incosciente, l'FDA tolse tutte le restrizioni all'uso dell'aspartame, permettendone l'uso anche nei prodotti alimentari che potevano essere riscaldati oltre i 30° C. Molto peggio l'FDA fece il 27 giugno del 1996 che, senza rendere pubbica la decisione, ne permise l'uso in tutti i prodotti, anche quelli da forno.

Molte vittime non si rendono conto che l'aspartame può essere la causa dei loro problemi di salute. Molte reazioni sono molto serie ed includono:

dolori addominali, attacchi d'ansia, artrite, asma, reazioni asmatiche, ritenzione dei liquidi, iper e ipoglicemia, cancro al cervello (come da studi su animali), difficoltà di respirazione, bruciori agli occhi, alla gola o durante la minzione, dolori al petto, fatica cronica, confusione mentale, depressione, diarrea, vertigini, eccessiva fame o sete, perdita di capelli, emicrania, perdita d'udito, palpitazioni cardiache, orticaria, ipertensione, impotenza, difficoltà di concentrazione, predisposizione ad infiammazioni, insonnia, prurito, dolori articolari, laringiti, cambiamenti di personalità, spasmi muscolari, nausea o vomito, reazioni allergiche, insensibilità o formicolìo alle estremità, attacchi di panico, perdita di memoria, convulsioni, eruzioni cutanee, difficoltà di linguaggio, tachicardia, tremori, tinnito, diminuzione della vista, aumento di peso.

L'aspartame provoca sintomi simili a quelli di alcune malattie oppure ne causa il peggioramento quando queste sono presenti:

morbo di Alzheimer, artrite, difetti di nascita, sindrome da fatica cronica, diabete e sue complicanze, epilessia, fibromialgia, lupus, morbo di Lyme, linfoma, sclerosi multipla, morbo di Parkinson.

Come visto in precedenza il metanolo dell'aspartame si trasforma in formaldeide e quindi in acido formico. Questa sostanza tossica è utilizzata nell'industria come attivatore per togliere le vernici epossidiche o a base poliuretanica. Immagina cosa può causare ai nostri tessuti!!

La fenilalanina e l'acido aspartico, il 90% di aspartame, sono neurotossici quando non accompagnati da altri amminoacidi. Per questo sulle etichette di molti prodotti contenenti aspartame troviamo un avviso per le persone con
un disturbo genetico, la fenilchetonuria (PKU), le quali non possono metabolizzare la fenilalanina, così da provocare un pericoloso aumento di questo aminoacido nel cervello (che può essere anche letale).
A sua volta la fenilalanina può trasformarsi in dichetopiperazina (DKP), implicata nell'insorgenza di tumori al cervello. Secondo alcuni autori la DKP è prodotta dall'ingestione di aspartame. E' comunque assolutamente sicuro che la DKP si forma in prodotti contenenti aspartame dopo una conservazione prolungata in magazzino.

L' aspartame si può trovare in:

merendine, caramelle salva-alito, gomma da masticare, miscele di cacao, cereali, dolci freddi, succhi di frutta, lassativi, integratori multivitaminici, bevande al latte, medicinali, bibite, docificanti da tavola, caffé e té istantanei,ecc.

I consumatori abituali di prodotti contenenti aspartame che accusano problemi fisici, di visione o mentali potrebbero provare a seguire un test personale di eliminazione di questi alimenti per almeno sessanta giorni. Nel frattempo bere MOLTA acqua BUONA, possibilmente di sorgente o filtrata con il sistema dell' osmosi inversa, evitando quella di rubinetto, distillata o minerale. Se dopo due mesi senza aspartame i sintomi saranno spariti oppure notevolmente diminuiti, sarebbe una buona iniziativa quella di farlo sapere a chi è preposto alla scelta di ciò che fa bene o male alla nostra salute, come pure a quei giornalisti che anche recentemente hanno scritto della innocuità di questa sostanza. Non limitarsi solo a interrromperne l'uso, ma rendere i prodotti contenenti aspartame ai supermercati che li hanno venduti e incoraggiare altri a fare altrettanto. Forse, se le vendite diminuiranno, l'aspartame sarà tolto dal mercato mettendo così fine al dilemma della sua vera o falsa nocività.

Solo recentemente negli USA è stata liberalizzata la vendita come dolcificante della stevia, un ALIMENTO DOLCE, non un additivo, che potrebbe essere ideale anche per i diabetici, visto che aiuta a metabolizzare gli zuccheri. Per anni la FDA ne aveva vietata la vendita (si presume per fedeltà all'azienda produttrice dell'aspartame) addirittura facendo togliere dal commercio libri che ne descrivevano le positive qualità. Da tempo la stevia è diffusamente usata in Giappone dove è riconosciuta per la sua innocuità.
(Estratto da un articolo di Mark Gold.-1995)

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I vostri messaggi.

Inavvertitamente sono stati cancellati alcuni messaggi ricevuti. Ringrazio chi ci ha scritto belle parole.
Se non ricordo male Andrea, uno dei nostri lettori più assidui e attenti ha scritto meravigliandosi del fatto che nell'articolo riguardante l'indice glicemico degli alimenti (Naturmedica N°24), il pane integrale avesse un indice più alto di quello bianco. Non è un errore, anche altri autori confermano questo dato. La tabella che è stata pubblicata è quella del dott. Jenkins. Credo che la differenza sia dovuta agli ingredienti del tipo di pane integrale preso in considerazione (non indicato). La regola generale è quella che gli alimenti integrali di solito hanno un indice glicemico più basso, dipende però dal tipo di fibra contenuto, se è idrosolubile favorisce il controllo dell'assorbimento intestinale di glucosio, mentre la fibra non idrosolubile contenuta nei cereali non ha questa positiva proprietà.
Ci sono variazioni dell'I.G. anche all'interno dello stesso gruppo di alimenti. Ad esempio si è osservato che vari tipi di pasta hanno I.G. diversi: spaghetti=45, maccheroni=64, pastina=54.

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L' olio di oliva può prevenire il cancro al colon.

Alcuni ricercatori spagnoli hanno sostenuto che includere l'olio d'oliva nella propria dieta può ridurre il rischio di sviluppare il cancro al colon. I risultati di questo studio hanno evidenziato che topi di laboratorio alimentati con integrazioni di olio di oliva hanno avuto minori rischi di sviluppo di questo tipo di cancro rispetto a quelli la cui dieta è stata integrata con olio di semi. Infatti, i topi che hanno ricevuto olio di oliva hanno ottenuto tassi di cancro simili a quelli alimentati con olio di pesce che molti studi hanno già associato alla riduzione del rischio di cancro al colon.

Aggiungere olio di oliva ha anche altri vantaggi. I benefici ottenuti dal sistema cardiovascolare sono noti a molti, dato il miglioramento del rapporto colesterolo buono/cattivo. Inoltre l'olio d'oliva non favorisce la secrezione degli acidi della bile come invece fanno altri grassi.
Studi su animali hanno mostrato che una dieta con alto consumo di certi tipi di grasso (tipo olio di mais o di cardamo) aumentano il rischio di cancro al colon, il che dipende sia dalla quantità di grasso consumato che dal tipo di acidi grassi contenuti.
Esami eseguiti su tessuti del colon di animali hanno rivelato che una dieta ricca di olio di pesce o di oliva riduce le concentrazioni nel tessuto intestinale dell'arachidonato, una sostanza che permette la formazione di tumori.

Gli autori hanno fatto notare che precedenti studi avevano dimostrato che l'olio di pesce può rallentare la divisione delle cellule del retto negli esseri umani, ma finora gli effetti dell'olio di oliva sulle cellule del colon erano stati scarsamente considerati. Ciò ha dato maggiore importanza alle loro scoperte. L'acido oleico è il maggiore acido grasso (75%) contenuto nell'olio di oliva. I ricercatori ritengono che altri componenti dell'olio tipo lo squalene, flavonoidi e composti polifenolici possano avere un effetto chemioprotettivo contro il cancro del colon.


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* BUONA PASQUA!! Ci ritroviamo la settimana dopo le festività.*
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Al prossimo numero. Ciao.





 
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