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In questo numero: - Mammografia, un bene o un rischio? - Maca, energia naturale....bisex
Mammografia, un bene o un rischio?

Il tumore al seno è la seconda causa di morte per cancro, dopo quello al polmone, che colpisce le donne statunitensi. La maggiore incidenza si osserva nelle donne di età compresa fra i 30 e i 50 anni.
Molte organizzazioni sanitarie governative mondiali consigliano alle donne al di sopra dei 40 anni di effettuare un mammografia ogni 1 o 2 anni.

La mammografia è il sistema di diagnosi più utilizzato da decenni, ma le controversie sulla sua validità sono considerevoli, specialmente per le donne al di sotto dei 50 anni.

Uno studio condotto da ricercatori danesi e pubblicato sulla rivista Lancet ha evidenziato come non ci siano delle solide evidenze che la mammografia sia in grado di diminuire la mortalità per cancro al seno e ha concluso che questo esame non sarebbe giustificato.

L'obiettivo dichiarato dai sostenitori della mammografia è individuare eventuali tumori al seno nella loro fase iniziale, così da poter intervenire prima che il tumore aumenti di dimensione e si diffonda in altre parti dell'organismo.

Fortunatamente, oggi ci sono altre opzioni per individuare il cancro al seno rispetto al passato.

La mammografia è sicura?
I pericoli di questa tecnica diagnostica sono stati dimostrati da diverse ricerche indipendenti.
Il Dr. John Gofman, fisico nucleare e medico, uno dei maggiori esperti mondiali sui rischi delle radiazioni, in una sua pubblicazione, Radiation from Medical Procedures in the Pathogenesis of Cancer and Ischemic Heart Disease, afferma che più del 50% del tasso di mortalità causata da tumore in realtà è provocato da raggi X.

Si consideri che la prassi di sottoporsi a quattro radiografie all'anno per ogni seno (ad ogni esame vengono eseguite, di base, due proiezioni: cranio-caudale ed obliqua mediolaterale, per ogni mammella: in totale si ottengono quindi quattro radiografie) comporta un'esposizione a circa 1 rad (dose di radiazione assorbita), ovvero ad una dose di radiazione che è mille volte maggiore di una radiografia al torace.

L'American Cancer Society segnala le radiografie al torace come un fattore di rischio medio-alto di sviluppare il cancro.

É stato dimostrato che i raggi X e altre classi di radiazioni ionizzanti sono le cause di quasi tutte le mutazioni biologiche. Nel caso queste mutazioni non siano letali per le cellule, esse durano nel tempo e si accumulano ad ogni altra esposizione ai raggi X successiva.

Inoltre, il seno delle donne in premenopausa è più sensibile alle radiazioni. Ogni rad di esposizione aumenta dell' 1% il rischio cumulativo di cancro. Rischi che aumentano se gli screening vengono effettuati su donne più giovani.

Un ulteriore rischio (specialmente in premenopausa) spesso sottovalutato è dovuto al meccanismo di esecuzione dell'esame che si attua tramite una forte compressione del seno, ciò può comportare la rottura dei vasi sanguigni di un eventuale piccolo cancro ancora non diagnosticato con conseguente diffusione di cellule maligne.

Le false mammografie positive, molto comuni nelle donne in pre e post-menopausa sottoposte a terapia ormonale sostitutiva, possono portare ad ansie inutili, a ulteriori mammografie, a biopsie o addirittura mastectomie inutili. Anche le false mammografie negative, molto frequenti nelle donne in pre e post-menopausa, data la struttura del seno più densa, possono fornire esiti facilmente immaginabili.

Il Canadian National Breat Screening Institute recentemente ha riportato i risultati di uno studio condotto su circa 39.000 donne in postmenopausa. Metà sono state sottoposte a mammografia e le altre ad esame mediante autopalpazione opportunamente addestrate da personale qualificato. Gli autori dello studio hanno concluso che l'autoesame ha la stessa efficacia della mammografia nell'individuare i piccoli tumori.

Quali le alternative?
Al livello di conoscenza attuale, il metodo più sicuro e affidabile appare la termografia, una tecnologia in uso fin dagli anni '60, che con il tempo è stata ulteriormente tecnicamente perfezionata. I moderni scanner all'infrarosso hanno una sensibilità al calore di 0,05°C.
È un esame estremamente semplice ed assolutamente non invasivo: non usa compressione meccanica o radiazioni ionizzanti e può individuare il cancro al seno almeno 10 anni prima di una mammografia o dell'esame fisico. Questi ultimi possono individuare il cancro solo alcuni anni dopo la sua formazione, quando ha raggiunto una certa dimensione.

La termografia misura la differenza di emissione di calore all'infrarosso del tessuto del seno normale da quella di anomalie benigne, come seno fibrocistico, cisti, infezioni e tumori benigni, come pure del cancro.

Sottoposto ad una fonte di calore per alcuni minuti il tessuto canceroso, che per sua conformazione non è in grado di regolare la perdita di calore, rimane caldo o addirittura aumenta di calore, mentre gli altri tessuti perdono gradualmente calore. La differenza di calore viene chiaramente evidenziata dall'apparecchiatura, individuando in questo modo la sede e la dimensione del tumore.

Almeno cinque importanti studi pubblicati fra il 1980 ed il 2003 hanno confermato che la termografia è la migliore tecnica allo stato attuale in grado di identificare con accuratezza e con molti anni di anticipo rispetto a qualsiasi altra tecnica di screening l'eventuale presenza di tumori al seno.

Questi studi scientifici includono:
  • Cancer, 1980 Volme 56, 45-51
  • Biomedical Thermolgy, 1982, 279-301
  • Thermology, 1986, Volume 1
  • The Breast Journal, Volume 4, 1988 245-51
  • American Journal of Radiology, January 2003, 263-69

I progressi della tecnologia all'infrarosso, combinata con un test su 300000 donne hanno confermato che questo esame può individuare più del 98% dei tumori.
Specialmente nelle donne al di sotto dei 50-55 anni, dove si riscontra la maggior parte dei decessi per cancro al seno, tecniche diagnostiche quali l'esame fisico, la mammografia, la risonanza magnetica, la tomografia ad emissione di positroni, non possono competere con l'accuratezza della termografia.

Il settore comunque è in costante evoluzione, molte nuove tecnologie sono all'orizzonte e potranno diventare i principali metodi di indagine nel prossimo futuro. Con l'avvento della sofisticata tecnologia genetica, si sono scoperte nuove proteine che sembrano offrire una speranza per nuovi markers (marcatori) del cancro al seno allo stadio iniziale.
La pratica della medicina, come qualsiasi altra cosa nella vita, è in costante evoluzione, non ci sono garanzie che ciò che oggi è la metodologia principale lo sarà anche domani.

Rif.
Dr. SamuelEpstein
Dr. Barbara Seaman
Dr. Len Saputo
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Maca, energia naturale....bisex


Lo stato sudamericano del Perù è la casa di numerose piante dagli effetti benefici, inclusa a radice di maca, una leggendaria radice stimolante della libido tramandata dagli Inca. La radice di maca peruviana è anche soprannominata "Ginseng peruviano", anche se non ha alcuna relazione con il ginseng asiatico. Tuttavia come il ginseng, la maca è spesso usata nella forma di estratto per aumentare la forza, l'energia, la stamina, la libido e la funzione sessuale.


Che cos'è la maca?
Maca (Lepidium meyenii) è una pianta annuale coltivata nelle highlands centrali del Perù ed era molto famosa nella cultura Inca.
Le leggende narrano che i guerrieri Inca mangiassero la pianta prima di entrare in battaglia perché li faceva diventare più forti. Tuttavia, una volta conquistata una città, ai guerrieri era proibito mangiare la maca, allo scopo di proteggere le donne conquistate dai loro potenti impulsi sessuali.

Oggigiorno la popolarità di maca sta aumentando man mano che le proprietà della pianta ritornano alla luce.

Che cosa contiene?
Un'analisi iniziale di maca indica il suo contenuto di glucosinolati, dei composti che hanno un effetto positivo sulla fertilità.
La radice contiene in quantità significative anche proteine (11%), calcio (10%), magnesio e potassio. Altri minerali che sono stati identificati fra i componenti sono iodio, manganese, zinco, rame e sodio. Vitamine (B2, B6, C, niacina) e amminoacidi sono anche fra i componenti della radice

Gli usi peruviani
In Perù maca è considerata un alimento. La radice di maca viene utilizzata come ingrediente per biscotti, torte, budini, patatine e frullati.

Nei mercati si trovano spesso delle bancarelle dove si vendono frullati di maca. Il tipico frullato contenente maca include radice di maca macerata, papaya, latte condensato, un uovo, miele e vaniglia.

Che cosa dicono i medici su maca
I consumatori non sono i soli a utilizzare maca. La radice e i suoi estratti è infatti utilizzata da molti medici in Perù e non solo.

Il dott. Hugo Malaspina, un cardiologo di Lima esperto anche in medicina alternativa, fa utilizzo di maca da diversi anni, principalmente a supporto della funzione ormonale durante l'invecchiamento.

Un altro pioniere nelle applicazioni terapeutiche di Maca è il dott. Jorge Aguila Calderon. Come il dott. Malaspina, il dott. Calderon prescrive maca per una serie di disturbi ormonali, quali osteoporosi, impotenza, sterilità maschile e femminile. La usa anche nel trattamento di rachitismo, anemia, sintomi della menopausa come vampate e sudori notturni, andropausa e disfunzioni erettili negli uomini, invecchiamento precoce e stati di debolezza generale come nella sindrome da stanchezza cronica.

Negli Stati Uniti, il dott. Gabriel Cousens, dove è possibile prescrive maca al posto della terapia ormonale sostitutiva (TOS) per alleviare i sintomi della menopausa come vampate e depressione, oltre che per aumentare l'energia delle donne in menopausa.

In Italia, il prof. Giovanni Menaldo, direttore dell'Istituto di Medicina della Riproduzione e Psicosomatica San Carlo di Torino, impiega maca assieme ad altre tre piante dell'Amazzonia (ovvero jergon sacha, huanarpo macho e camu-camu) per aiutare le coppie con problemi della fertilità. Secondo il prof. Menaldo, maca aiuta sia gli uomini che le donne che soffrono di sterilità. Negli uomini, gli estratti di maca aiuterebbero ad potenziare la forza degli spermatozoi, mentre nelle donne la pianta stimolerebbe la produzione di ovociti maturi.

Quanta maca dovrei assumere?
In Perù, maca è considerata un alimento e non è usata in piccole quantità.

Purtroppo sono molte le persone che credono che le erbe siano dei farmaci e ritengono che già piccole quantità possano avere effetto. Nella maggior parte dei casi ciò è falso. Di regola, i consumatori assumono troppo poco di gran parte delle erbe per avere i benefici che quelle erbe possono apportare. É molto rara l'erba che funziona in piccole dosi.

Per un utilizzo pari a quello peruviano, andrebbero assunte come minimo 6-10 capsule da 500 mg di maca in polvere al giorno, pari a 3000-5000mg di maca.

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